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IL PAPPAGALLO VERDE (2014)

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Luci:
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Produzione:
Anno:
Con:
Arthur Schnitzler
a cura di Federico Tiezzi
Federico Tiezzi e Fabrizio Sinisi
Gregorio Zurla
SlowCostume


Teatro Laboratorio della Toscana / Compagnia Lombardi-Tiezzi con il sostegno della Regione Toscana
2014
gli allievi del Teatro Laboratorio della Toscana: Ugo Benini, Lisa Capaccioli, Valentina Cardinali, Nicola Ciaffoni, Elisa Giovannetti, Alessandro Marini, Marta Paganelli, Matteo Romoli, Caterina Simonelli, Jacopo Squizzato, Anna Tereschenko, Luca Terracciano, Valentina Vandelli, Andrea Volpetti


preparazione vocale e musicale Francesca Della Monica

lavoro sul testo Sandro Lombardi

spazio e movimento Giovanni Scandella


produzione

Teatro Laboratorio della Toscana / Compagnia Lombardi - Tiezzi

con il sostegno della Regione Toscana

e in collaborazione con Associazione Teatrale Pistoiese

 

Dal 2014 il Teatro Laboratorio della Toscana – un progetto regionale di alta formazione per attori, ideato e diretto da Federico Tiezzi – approda a Pistoia. Si riprende così la collaborazione tra l’Associazione Teatrale Pistoiese ed uno dei maggiori registi del Teatro italiano (nella scorsa stagione ospite al Manzoni con Non si sa come).

Il pappagallo verde è una delle prime dimostrazioni pubbliche del Laboratorio a Pistoia.

 

Il luogo è una taverna dei bassifondi parigini; i suoi avventori sono ladri, pazzi, incendiari, truffatori e assassini. Non si tratta, però, di reali delinquenti: bensì di attori. Sotto la guida dell’oste-regista Grasset, un’ex-compagnia teatrale in crisi ha inventato un nuovo, particolarissimo teatro: una locanda dove i nobili della migliore aristocrazia francese possono assaporare senza alcun rischio il brivido del contatto con la plebe e la criminalità cittadina. La locanda è “Al pappagallo verde”, e il tempo in cui Schnitzler vi ambienta la sua vicenda non potrebbe essere più significativo: il 14 luglio 1789, giorno della presa della Bastiglia.

Scritto nel 1899,  Il pappagallo verde porta già in sé tutti i fermenti che si ritroveranno nei capolavori schnitzleriani degli anni a venire, dal Sottotenente Gustl alla Signorina Mizzi fino al celebre Doppio sogno: la precarietà della realtà, la forza trasfigurante della fantasia e dell’arte, l’orizzonte tragico del sentimento amoroso. Ma Il Pappagallo verde porta in sé un’ulteriore peculiarità: quella di rappresentare (tema stranamente raro nella storia del teatro, che fa di questo testo l’eversivo contrappeso di quell’altro cupo ritratto che è il Marat/Sade di Peter Weiss) l’irruzione della Rivoluzione Francese: con i suoi furori e le sue ribellioni, ma anche le sue ombre, i suoi falsi movimenti, i suoi rimorsi. Soprattutto, Il pappagallo verde è una sottile e astuta commedia, che mette al centro l’esistenza vista nella sua dimensione di spettacolo, di autorappresentazione, in una continua e strepitosa confusione fra vero e falso, fra il teatro e il suo doppio.

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