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Lombardi Tiezzi

REPERTORIO Compagnia Lombardi – Tiezzi s.c.a r.l.

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Antigone

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Sofocle (trad. Simone Beta)
Federico Tiezzi
Sandro Lomabrdi e Federico Tiezzi
Gregorio Zurla
Giovanna Buzzi
Gianni Pollini

Teatro di Roma - Compagnia Lombardi - Tiezzi
2018
Ivan Alovisio, Francesca Benedetti, Marco Brinzi, Carla Chiarelli, Lucrezia Guidone, Lorenzo Lavia, Sandro Lombardi, Francesca Mazza, Annibale Pavone, Federica Rosellini, Josafat Vagni, Massimo Verdastro

'Molte sono le cose mirabili, ma nessuna è più mirabile dell’uomo.'

Sofocle

 

Dopo il felice esito del Calderón di Pier Paolo Pasolini, Federico Tiezzi torna a realizzare uno spettacolo per il Teatro di Roma, Antigone, uno dei massimi capolavori che ci abbia lasciato la grande cultura di Atene. Rappresentata per la prima volta durante le Grandi Dionisie di Atene nel 442 a. C., Antigone si riallaccia al ciclo tebano di Edipo e dei suoi discendenti. Al cuore della tragedia è lo scontro tra l’eroina che si fa portatrice dei valori della legge naturale, e Creonte, che rappresenta la legge degli uomini. Da un lato i valori religiosi del clan familiare, dall’altro le esigenze, diremmo oggi, dell’ordine pubblico. Il testo di Sofocle intreccia, come ha sottolineato per la prima volta Friederich Hegel, le naturali prerogative del sangue e le leggi dello Stato, ma vede il trionfo di un nuovo diritto, creato da una guerra che non è altro che violenta sopraffazione. Come ha ben dimostrato George Steiner, la figura e i temi portanti di Antigone sono stati sempre “attuali” nel corso dei secoli: innumerevoli le riscritture le traduzioni celebri, i melodrammi e perfino i fumetti ispirati alla sua vicenda. In questa continua alternanza di luci e di ombre, dove speranza e disperazione si alternano di continuo grazie anche all’uso retorico della cosiddetta “ironia tragica”, in cui il bene e il male si confondono grazie all’insistito ricorso all’ambiguità, la vicenda si conclude con uno degli esiti più tragici nella storia del teatro greco, che il coro riassume con la frase “non c’è per l’uomo la possibilità di sfuggire alla sorte che gli è stata destinata”.

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