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Cuore di cane

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Michail Bulgakov
Giorgio Sangati
Stefano Massini tratto da 'Cuore di cane' di Michail Bulgakov
Giorgio Rossi
Gianluca Sbicca
Claudio De Pace

Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa / Compagnia Lombardi Tiezzi
2019
Lorenzo Demaria, Giovanni Franzoni, Sandro Lombardi, Lucia Marinsalta, Paolo Pierobon, Bruna Rossi

Scritto da Michail Bulgakov nel 1925, Cuore di cane fu censurato in Russia fino al 1987, mentre in Italia fu pubblicato a metà degli anni Sessanta, assieme all’altro capolavoro dello stesso autore, Il Maestro e Margherita.
Il testo racconta la vicenda del cane randagio Pallino (Paolo Pierobon), che il Professor Preobražénskij (Sandro Lombardi) sottopone a un curioso esperimento: gli trapianterà l’ipofisi di un essere umano. Preobražénskij, medico che lavora con una clientela di ricchi moscoviti, cerca una terapia che ringiovanisca le persone. Eseguito il trapianto e scoperto che l'ipofisi, in realtà, nascondeva il segreto dello sviluppo umano, il dottore procede a una forzata rieducazione, tesa a fare del cane un uomo a tutti gli effetti. La situazione, però, gli sfuggirà di mano e Pallino si tramuterà nel “cittadino Pallinov” modello ideale dell’uomo nuovo sovietico tanto detestato dal borghese e nostalgico professore.
«Cuore di cane – spiega Giorgio Sangati – è un meraviglioso esempio della potenza della scrittura di Bulgakov che non risparmia nessuno. Il romanzo è una spietata diagnosi del fallimento della rivoluzione, che da potenziale forza propulsiva si è trasformata in cancro del sistema: quando si crea una società fondata sul terrore, sull'imposizione e sulla violenza è impossibile ottenere un esito positivo.

La riscrittura di Stefano Massini indaga con particolare attenzione il funzionamento del linguaggio, il suo potenziale espressivo, il processo che ne permette l'apprendimento, che forma il pensiero (e che lo omologa), che permette le relazioni sociali e perfino una consapevolezza politica . Eppure, paradossalmente, la trasformazione di Pallino da cane a uomo si traduce nella sua “disumanizzazione”: sorta di “anti-Arlecchino post sovietico”, preso a calci, ustionato, reclutato, operato, “rieducato”, registrato e sfruttato, schiacciato tra l'esperimento positivista del Professore e quello sociale del nuovo sistema politico, Pallino-Pallinov diventa il grimaldello che scardina le contraddizioni di un mondo fondato sull’ipocrisia e sull'opportunismo, diventando pericoloso, distruttivo e devastante, perché portatore di un’animalità/umanità crudele, irriverente e violenta ma, per contro, naïve e sincera.  Bulgakov e Massini ci dicono che i mostri sono tra noi se non addirittura dentro di noi e che dobbiamo fare i conti con la nostra “mostruosità”, difficile da governare, ma stimolante, perché smaschera quanto di falso e forzato esiste in ciascuna società. Dirigo un cast di straordinari attori, con due protagonisti da sempre abituati a lavorare sul linguaggio. Con loro cercheremo di trasmettere  al pubblico la forza di un testo che nasce per essere contemporaneo e nei cui molteplici livelli, ciascuno può andare in cerca della propria verità».

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